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Food influencer italiani: come scegliere quelli giusti per una campagna

6 ottobre 20267 min di letturaDDF Influencer Marketing
Una food creator gira un video mentre cucina nella cucina di casa

I food influencer, chiamati anche foodie influencer o influencer di cucina, sono i creator che parlano di cibo: ricette, cucina di casa, pasticceria, ristoranti, spesa e prodotti alimentari. Per un'azienda food sono il canale più naturale, perché il prodotto si vede mentre si usa, dentro una ricetta vera. Qui trovi come si dividono i food creator italiani, con quali criteri si scelgono per una campagna, quanto costano e quali regole valgono sui contenuti che parlano di alimenti.

Chi sono i food influencer italiani

Sotto la stessa etichetta ci sono profili molto diversi fra loro. Per una campagna conviene ragionare per famiglie, perché ognuna funziona con prodotti diversi:

Tipo di creatorCosa pubblicaFunziona per
Cucina di casaRicette di tutti i giorni girate nella propria cucina, spesso con la famiglia in videoIngredienti, prodotti da dispensa, pentole e piccoli elettrodomestici
Chef e volti televisiviRicette firmate, tecnica, programmi e libriLanci che hanno bisogno di un nome riconoscibile e di autorevolezza
Pasticceria e colazioneDolci, lievitati, caffè e colazioniFarine, zucchero, creme, caffè e prodotti per la colazione
Ristoranti e street foodRecensioni di locali, giri fra i posti da provareRistorazione, delivery, prodotti da gustare fuori casa
Famiglia e spesaLa spesa al supermercato, il pranzo dei bambini, l'organizzazione della settimanaGrande distribuzione, marche del carrello, prodotti per i bambini
Tavola e ricevereMise en place, menu per gli ospiti, piatti belli da vedereTavola, ceramiche, vino e prodotti delle feste

Un'avvertenza sui profili sanitari, come nutrizionisti, dietisti e medici che parlano di alimentazione. Hanno un pubblico attento, ma un loro contenuto su un prodotto alimentare rischia di diventare un'indicazione sulla salute, che ha regole precise (le trovi più sotto). Per questo, di solito, in una campagna di prodotto li lasciamo fuori.

Perché il food funziona con i creator

  • Il prodotto si vede in uso. Una ricetta mostra come si usa un ingrediente: chi guarda vede il prodotto nella pentola, nel piatto, sulla tavola.
  • Le ricette si conservano. Chi trova una ricetta che gli piace la salva per rifarla, quindi il contenuto continua a lavorare anche dopo la pubblicazione.
  • Il contesto è quello giusto. La cucina di casa è il posto dove il prodotto verrà usato davvero, e il pubblico lo riconosce.
  • Funziona anche in pubblicità. Un buon video di ricetta, con il permesso del creator, può diventare un'inserzione con whitelisting o Spark Ads.

Come scegliere un food influencer per una campagna

Sono i criteri che usiamo quando costruiamo una rosa di food creator per un brand. Il numero di follower è il punto di partenza, poi si guarda il resto.

  1. Le visualizzazioni dei reel. Si guarda quante volte vengono visti davvero i video, prendendo il valore mediano degli ultimi post: un singolo video virale o spinto con la pubblicità sposterebbe troppo la media. Se la campagna prevede di sponsorizzare i contenuti, conta come reagisce chi li vede, anche chi non segue il creator.
  2. L'interazione sulle visualizzazioni. Like e commenti in rapporto alle visualizzazioni dicono se il pubblico è vivo.
  3. Come rendono i contenuti sponsorizzati. Ci sono creator che vanno benissimo con i contenuti propri e molto meno quando parlano di un marchio. Guardare i loro post pubblicitari passati evita brutte sorprese.
  4. Faccia e voce in video. Per un prodotto da raccontare servono un volto e una voce. Le sole mani che cucinano funzionano per le ricette, meno per spiegare perché scegliere un prodotto.
  5. Cucina ed estetica. La cucina, i piatti e la luce del creator devono stare bene accanto al prodotto. Un marchio di fascia alta in una cucina trascurata perde valore.
  6. Collaborazioni con i concorrenti. Si leggono le didascalie degli ultimi post e si cercano le collaborazioni recenti con marchi dello stesso settore. Le esclusive scritte nei contratti però non sono pubbliche: vanno chieste al creator prima dell'offerta.
  7. Pubblico reale. Età, città e interessi di chi segue il profilo si leggono dal media kit o dagli screenshot delle statistiche, che si chiedono al creator.

Una parte di questi controlli si fa con i dati pubblici dei profili, un'altra solo guardando i contenuti. Per i criteri generali, validi in ogni settore, c'è la guida su come scegliere un influencer.

Nomi noti o piccoli creator di cucina

In una campagna food funziona quasi sempre un mix. Uno o due nomi conosciuti, come uno chef televisivo o un volto noto della cucina di casa, danno visibilità e autorevolezza al lancio. Accanto, un gruppo di creator più piccoli porta tanti contenuti diversi, ricette in più cucine, più occasioni d'uso. I nano e micro influencer hanno un pubblico vicino e costano meno, e nel food sono tantissimi.

Quanto costano dipende soprattutto dalla fascia del creator, dal numero di contenuti e dai diritti di utilizzo. Le fasce di prezzo, in media, le trovi nell'articolo su quanto costa una campagna di influencer marketing.

Cosa scrivere nel brief e nel contratto

  • Il formato. Una ricetta vera con il prodotto, girata nella cucina del creator, con il suo modo di raccontare. Meglio indicare cosa deve vedersi e lasciare libero come.
  • Le date. Nel food contano le stagioni e le feste: una campagna per Natale si prepara mesi prima.
  • Le approvazioni. Chi vede il contenuto prima che esca, entro quanti giorni, quante modifiche sono comprese.
  • I diritti di utilizzo. Se i video vanno anche nelle inserzioni o sul sito, servono canali, durata e uso a pagamento scritti nel contratto. Ogni giorno di pubblicità in più ha un costo.
  • L'esclusiva. Per quanto tempo il creator non lavora con un concorrente diretto, e su quali prodotti.

Le regole sui contenuti food

La dicitura pubblicitaria. Vale quello che vale per ogni settore. Le FAQ dell'AGCOM su linee guida e codice di condotta per gli influencer, pubblicate il 16 marzo 2026, dicono in sintesi: le diciture sempre accettate sono "Pubblicità", "Advertising" e "ADV", anche seguite dal brand; "in collaborazione con" non basta quando c'è una committenza; l'etichetta della piattaforma, come "Paid partnership", non sostituisce la dicitura scritta. Nella didascalia va all'inizio, prima del tasto "altro", nei reel anche in sovrimpressione nelle prime scene, nelle storie promozionali su ognuna. Queste regole valgono in pieno per gli influencer con almeno 500.000 follower o 1 milione di visualizzazioni medie al mese su almeno una piattaforma; sotto quella soglia l'AGCOM invita comunque alla trasparenza. Il testo ufficiale è sul sito dell'AGCOM. Se il prodotto arriva in omaggio senza accordo, valgono le regole che trovi nella guida al seeding.

Le indicazioni nutrizionali e sulla salute. Nel food c'è una regola in più. Il Regolamento (CE) n. 1924/2006 si applica alle indicazioni nutrizionali e sulla salute presenti nelle comunicazioni commerciali, compresa la pubblicità degli alimenti. Le indicazioni nutrizionali, come "ricco di fibre" o "senza zuccheri aggiunti", sono consentite solo se elencate nel regolamento e alle sue condizioni; quelle sulla salute sono vietate se non rispettano i suoi requisiti. Un contenuto sponsorizzato è una comunicazione commerciale: per questo la frase del creator sul fatto che un prodotto "fa bene" va controllata prima che esca, insieme al brand.

Food influencer per aziende e agenzie

Il food è uno dei settori in cui lavoriamo di più. Fra i nostri lavori ci sono campagne per la grande distribuzione e per marchi alimentari, con creator di cucina, famiglia e spesa. Costruiamo la rosa di food creator sui dati dei profili, li contattiamo, scriviamo brief e contratti, seguiamo approvazioni e pubblicazioni e misuriamo i risultati. Lo facciamo per le aziende food e per le agenzie che cercano supporto sulla parte creator.

Come gestiamo una campagna dall'inizio alla fine lo trovi nella pagina della nostra agenzia di influencer marketing, fase per fase nell'articolo sulla gestione delle campagne di influencer marketing.

Domande frequenti

Quanto costa un food influencer?

Dipende dalla fascia del creator, dal numero di contenuti, dalle piattaforme e dai diritti di utilizzo: un nano influencer di cucina costa una frazione di uno chef televisivo. Le fasce medie di prezzo sono nell'articolo su quanto costa una campagna di influencer marketing.

Meglio un nome famoso o tanti piccoli creator?

Dipende dall'obiettivo. Il nome famoso dà visibilità e autorevolezza a un lancio, i piccoli creator portano tanti contenuti e un pubblico vicino. Nel food funziona spesso un mix: uno o due nomi noti e un gruppo di creator di cucina di casa.

Un food influencer può dire che un prodotto fa bene?

Solo nei limiti del Regolamento (CE) n. 1924/2006, che vale anche per la pubblicità degli alimenti fatta dai creator. Le indicazioni nutrizionali e sulla salute vanno controllate con il brand prima della pubblicazione.

Come si trovano i food influencer giusti?

Si parte dalla famiglia di creator adatta al prodotto, poi si misurano visualizzazioni dei reel, interazione, resa dei contenuti sponsorizzati, estetica e collaborazioni recenti con i concorrenti. Il pubblico reale si verifica con il media kit del creator.

Si possono usare i video dei creator nelle inserzioni?

Sì, se il contratto lo prevede: su quali canali, per quanti giorni e con quale uso a pagamento. Senza questo accordo scritto, l'uso nelle inserzioni non è coperto.

Cerchi food creator per il tuo prodotto?

Che tu sia un'azienda food o un'agenzia, raccontaci il prodotto e l'obiettivo. Ti rispondiamo con una prima idea: che tipo di creator, quanti e con quali contenuti. Scrivici.

Guida completa: influencer marketing, cos'è e come funziona per i brand.